Controlli addomesticati


Chi ha controllato i conti e l’agire di tanti Enti Pubblici che poi hanno evidenziato ammanchi, gravi criticità, paurose perdite gestionali, ecc.? Sicuramente stimati colleghi che a loro volta sono stati tratti in inganno dagli amministratori. Scusate, solo da alcuni amministratori perché altri delegavano o erano assenti o avevano dato procura al direttore; insomma, non  amministravano!

Ho sostenuto in molte altri sedi e da tanto tempo, che in Italia il controllo, nel pubblico e nel privato, diviene una cosa seria se la posizione e l’indipendenza dei sindaci e dei revisori è posta ad un alto livello e, più ancora, se le nomine non sono effettuate né dallo stesso controllato, né dal potere politico. In entrambi i casi il sistema è viziato. Si vogliono colpire gli abusi e si auspica un maggior controllo e rigore.

Recentissime norme hanno però abolito una serie controlli per le società e ridotto, da tre ad uno, il numero dei verificatori indipendenti. Come noto, non esiste nessuna seria legge senza una correlata sanzione per chi non ne osserva le prescrizioni, ma neppure si può pensare che non esistano seri ed indipendenti controllori che quella legge la facciano rispettare segnalandone tutti gli abusi.

Quando scoppiò il caso Parmalat, oltre a Tanzi finì in galera il presidente della società di revisione (un pavese) che avrebbe dovuto controllare.  
Allora scrissi un articolo ove auspicavo delle soluzioni tecniche da adottare ed anche una considerazione di fondo: basta con la norma che il controllato, e non un’autorità terza, nomini  e paghi il suo controllore!

 


a cura del Dott. Lucio Aricò



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